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Solo doppi sensi?

Guardando le ottime traduzioni dei testi di Linda, resto allibito nel constatare che quasi tutti i testi Pop, per lo meno quelli stranieri, si fondano su banali, ridicoli e puerili doppi sensi. Doppi sensi ovvi, semplici e già sentiti mille volte. In altre parole, qualcuno ha messo in musica delle battutine da caserma, anche piuttosto ingenue. Mi sembra incredibile che le Serebro riescano ancora a dare scandalo per un paio di mutandine e per frasi tipo accendimi la radio, ti prego non la spegnere che mi fai impazzire...
Certo, io ascolto musica da 30 anni, magari per un giovane questi testi possono sembrare nuovi, come lo erano per me negli anni ottanta. E allora perché non dare una sbirciatina ai testi di allora? Erano veramente uguali a questi? E allora dobbiamo per forza parlare di Raffaella Carrà. "Come bello far l'amore da Trieste in giù" ve la ricordate? Non c'era doppio senso tanto per cominciare,  e, soprattutto aveva un senso, non dico profondo, ma che meritava una riflessione. Diceva, in estrema sintesi, che il l'amore va vissuto con allegria e leggerezza, senza traumi e che, se tutti fossimo tutti appagati, saremmo più sereni e non ci sarebbero liti, guerre e malessere. Il messaggio è ancora più interessante se pensiamo che in quegli anni era ancora ben consolidata l'idea che fosse peccato, una cosa sporca!
E che dire di "pensiero stupendo"? Qualcuno ha dovuto ascoltarla anche 10 volte per capirla! E non era solo una canzoncina con doppi sensi, ma era un moto di ribellione verso il perbenismo e l'ipocrisia che ancora imperversavano, nonché una presa di posizione da parte delle donne che rivendicavano il diritto di viverlo come una forma di piacere e non come una forma di sottomissione al marito. Per ultimo era anche un inno all'amore lesbico, che non viene più considerato come semplice perversione e piacere fisico, ma proprio come una forma d'amore.
Vasco Rossi è ancora più diretto con il suo "fammi godere". La canzone è Rewind (dalla pubblicità della Tissot che diceva "one more time"), ma la canzone descrive la frustrazione dell'uomo moderno, continuamente bombardato da immagini di splendide donne che non potrà mai nemmeno toccare (e, probabilmente, nemmeno vedere dal vivo).
E la "gatta" di Marcella Bella nella canzone nell'aria? La gatta è quella che oggi probabilmente chiameremmo patata, e la protagonista è una donna arrapatissima, fuori da ogni controllo, che salterebbe addosso a qualunque uomo le capitasse davanti. Apparentemente banale come un testo delle Serebro, ma solo in apparenza. Come per Raffaella Carrà, questo è un testo fortemente femminista che reclama il diritto, anche per le donne, di "utilizzare" un'uomo come pure oggetto di piacere. Cioè, sembra banale detto oggi, ma fino a qualche decennio fa, non era contemplato che la donna lo potesse fare per puro piacere, anzi, ad una donna che si rispettasse, non doveva piacere proprio
Insomma, adesso non voglio dire che i testi sopra citati fossero dei capolavori della letteratura italiana, però quando un'autore scriveva un testo, fosse anche a base di sesso, si sforzava sempre di dargli un minimo di significato, di andare oltre il banale. Magari non ci riusciva sempre, ma almeno aveva il merito di provarci.
Interessanti poi i brani RAP, che hanno abbandonato lo stereotipo "cuore fa rima con amore" e si ingegnano a parlare di qualcosa di diverso. Ben vengano allora.
Certo, a volte mi domando, che sensazione proveranno le nuove generazioni a riascoltare le loro canzoni quando avranno 40 anni?


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